Tre vie e una domanda che resta

… per chi siamo chiamati a essere Chiesa e Azione cattolica?

di Piergiorgio Mazzotta*

anche su ilchiostro.it

Quante volte, tornando da un appuntamento importante, ci è stato chiesto: «Be’, allora, com’è andata?».

La domanda è semplice. La risposta molto meno, almeno se davvero si vuole dare voce a ciò che si è percepito e vissuto.

Così, ripensando al Convegno nazionale delle Presidenze diocesane e delle Delegazioni regionali di Azione Cattolica, Orizzonti mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo, potrei provare a raccontare le relazioni, i tavoli sinodali di confronto, gli incontri, gli abbracci, gli sguardi, i profumi, i sapori. Potrei soffermarmi su alcuni passaggi che mi hanno colpito o riassumere le tante sollecitazioni che mi hanno scosso.

Ma, a distanza di qualche giorno, mi accorgo che non è questo il ricordo più vivo che porto con me.

Quello che continua ad accompagnarmi, anzi, meglio, a interpellarmi è una domanda che, quasi senza accorgermene, si è articolata in tre direzioni.

Chi siamo. Chi siamo chiamati a diventare. E, soprattutto, per chi.

Tre vie affiorate lentamente, nel susseguirsi degli interventi, dei momenti di confronto e delle conversazioni. Quasi come un filo nascosto che teneva insieme esperienze e riflessioni, spesso anche molto diverse tra loro.

Si è parlato di fraternità e di dialogo, di popolarità e pluralità, di vulnerabilità e formazione, di corresponsabilità e intergenerazionalità, di bene comune e di alleanze. Temi diversi, ciascuno con una propria ricchezza. Eppure, ripensandoli nel loro insieme, la chiara impressione è che tutti rimandino, in modi differenti, a quell’unico, profetico: per chi?

Forse è stato proprio questo il dono più prezioso del convegno. Non tanto quello di suggerire nuove attività o nuove strategie, quanto quello di ricollocare al centro una domanda antica, eppure sempre attuale ed esigente che precede tutte le altre senza ammettere scorciatoie.

Una domanda che ci chiede di verificare continuamente se ciò che siamo, ciò che proponiamo e perfino il modo in cui ci organizziamo la vita, siano davvero orientati verso Qualcuno – con la Q maiuscola – oppure rischino, poco alla volta, di ripiegarsi su sé stessi.

Forse è anche per questo che i temi affrontati durante il convegno mi appaiono oggi sotto una luce diversa. La fraternità non è soltanto una parola da approfondire. Diventa il modo con cui riconosciamo l’altro come fratello. La vulnerabilità non riguarda soltanto chi vive situazioni di fragilità, ma ricorda che nessuno di noi può salvarsi da solo. Le alleanze, il bene comune, la corresponsabilità non indicano semplicemente alcuni ambiti di impegno: raccontano uno stile di Associazione e di Chiesa che sceglie di non esistere per sé stessa.

A ben vedere, allora, forse è proprio da queste domande che dovrebbe prendere mossa ogni nostra scelta e ogni nostro passo, partendo dal cammino assembleare che si snoderà davanti all’Associazione nei prossimi mesi.

Un tempo di grazia nel quale siamo chiamati anzitutto a tornare insieme all’essenziale, lasciandoci pro-vocare dal Vangelo, dalla vita delle persone e dai segni del tempo, senza avere l’ansia e la fretta di arrivare subito alle risposte.

Perché è proprio dentro questi interrogativi che il Signore continua a plasmare il volto della Chiesa, della nostra Azione Cattolica e, attraverso di esse, della società.

Chi siamo. Chi siamo chiamati a diventare. E, soprattutto, per chi.

* Delegato regionale AC Puglia

AZIONE CATTOLICA
DELEGAZIONE REGIONALE PUGLIA
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