Il racconto a sei mani del terzo Consiglio regionale diffuso dell’Azione Cattolica pugliese, che ha visto coinvolte le rappresentanze dei Consigli diocesani delle Ac di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Bari-Bitonto, Castellaneta, Conversano-Monopoli, Molfetta-Ruvo -Giovinazzo-Terlizzi e Taranto e che si è tenuto domenica 15 febbraio, a Noicattaro, presso la Parrocchia “Santa Maria del Soccorso”.
Con gratitudine e rinnovato entusiasmo l’Azione Cattolica di Puglia è giunta al compimento, per questo anno associativo, del cammino dei Consigli regionali “diffusi”. Un percorso voluto dalla Delegazione regionale e dal Comitato dei Presidenti diocesani come occasione preziosa di formazione e riflessione attorno ai temi del progetto “Parole di Giustizia e di Speranza”.
Un’esperienza inedita, che ha permesso di crescere insieme attraversando territori, incontrando volti, ascoltando racconti di buone prassi e condividendo gesti concreti di vicinanza. Un patrimonio umano e associativo che ora desideriamo rilanciare, coinvolgendo in modo sempre più esteso i membri dei Consigli diocesani dell’intero territorio regionale.
Dentro questo cammino si è collocato il 3° Consiglio regionale “diffuso”, dedicato al tema della famiglia, dal titolo significativo: “Famiglie oggi. Fragili, vere, generative”.
La mattinata si è aperta con l’accoglienza dei partecipanti e con la Celebrazione Eucaristica, presieduta dal parroco don Mario Diana e vissuta insieme alle famiglie della comunità parrocchiale: un segno concreto di quella Chiesa che cammina dentro la vita reale delle persone, condividendone fatiche e speranze.
Dopo un momento di fraternità, l’intervento introduttivo del Delegato regionale, Piergiorgio Mazzotta, ha restituito il senso del percorso compiuto: i Consigli “diffusi” non come semplice articolazione organizzativa, ma come scelta di prossimità, ascolto e corresponsabilità. La famiglia, è stato sottolineato, non è un tema tra gli altri, ma il luogo in cui si intrecciano fragilità e risorse, crisi e generatività, sfide educative e possibilità di futuro.
La famiglia non è una realtà omogenea né idealizzabile: è un intreccio di legami da sostenere
Il dialogo con la dott.ssa Anna Coppola De Vanna, Direttrice scientifica del C.R.I.S.I., ha poi offerto uno sguardo competente e profondo sulle trasformazioni che attraversano oggi le famiglie. Spesso – ha osservato – partiamo dalla domanda: “Cosa possiamo fare?”. Ma prima ancora occorre fermarsi ad ascoltare, comprendere i vissuti reali, leggere con onestà la complessità delle storie. I dati parlano di un aumento delle separazioni e dei divorzi, ma dietro i numeri ci sono volti, relazioni, ferite, tentativi di ricominciare.
Non possiamo permetterci sguardi superficiali o giudizi affrettati. La famiglia non è una realtà omogenea né idealizzabile: è un intreccio di legami che oggi più che mai chiedono accompagnamento e prossimità. Abbiamo bisogno di sguardi più profondi, capaci di evitare conclusioni semplicistiche e di cogliere la densità emotiva che attraversa le relazioni familiari.
Particolarmente significativa è stata la riflessione attorno alla parola “fragile”. Fragilità non come sinonimo di fallimento, ma come condizione costitutiva dell’umano. La famiglia diventa fragile quando si spezza il legame, quando viene meno la fiducia; eppure, proprio in quel momento si comprende quanto il legame sia essenziale e quanto sia decisivo per l’identità di ciascuno. Le ferite non elaborate, i sentimenti non riconosciuti, le storie personali non attraversate possono impedire di generare futuro. Se un capitolo non viene riletto e assunto, rischia di bloccare nuovi inizi.
Da qui la provocazione consegnata all’associazione: quale progetto abbiamo per le famiglie? Non solo quali attività organizzare, ma quale visione coltivare. Se vogliamo che le famiglie siano davvero “generative”, occorre accompagnarle nei passaggi critici, sostenere i legami, promuovere spazi di dialogo tra generazioni, aiutare a trasformare le fragilità in possibilità di crescita.
Il saluto a don Mimmo Basile
La mattinata si è così configurata come un tempo di ascolto e consapevolezza, che ha posto basi solide per i lavori laboratoriali del pomeriggio, chiamati a tradurre la riflessione in orientamenti concreti per la vita associativa e per il servizio ecclesiale nei territori. Si è conclusa con un momento carico di emozione e gratitudine: il saluto a don Mimmo Basile, assistente regionale unitario di Azione Cattolica, recentemente nominato vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Un abbraccio corale, semplice e sincero, che ha raccontato più di tante parole il legame costruito di accompagnamento attento, discreto e paterno. Nel suo ministero di assistente, don Mimmo ha saputo camminare accanto all’associazione con stile evangelico, aiutandoci a tenere insieme formazione e vita, discernimento e concretezza. Il suo nuovo servizio episcopale è stato accolto con gioia e con la consapevolezza che il bene seminato continuerà a portare frutto.
Il pranzo è stato vissuto come un autentico momento di condivisione fraterna: ogni diocesi ha portato un prodotto tipico del proprio territorio, trasformando la pausa in un’occasione di incontro e scambio. Non è stato soltanto un pasto, ma un gesto semplice e significativo, capace di esprimere la ricchezza e la varietà dei territori rappresentati, rafforzando legami e favorendo un clima di familiarità e amicizia tra i partecipanti.
Come tutta l’Azione Cattolica può diventare spazio abitabile per le famiglie?
A seguire, i partecipanti si sono suddivisi in laboratori tematici, pensati non per parlare di “famiglia” in modo astratto o parallelo rispetto alla vita associativa, ma per rimetterla al centro in modo concreto e trasversale. La domanda di partenza non è stata “cosa facciamo per le famiglie?”, rischio che spesso porta a moltiplicare iniziative senza incidere davvero nella realtà, bensì “come tutta l’Azione Cattolica può diventare spazio abitabile per le famiglie?”, dentro la vita ordinaria dei settori.
L’obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio: evitare di isolare l’Area Famiglia e Vita come se fosse un quarto settore autonomo, e al tempo stesso non sovraccaricare le famiglie di proposte, dimenticando che molti soci vivono relazioni complesse, fragili, talvolta segnate dalla fatica. Come ricorda lo Statuto nazionale all’articolo 9, la famiglia non è un destinatario tra gli altri, ma un luogo teologico e pastorale in cui si intrecciano vita quotidiana, fede e responsabilità ecclesiale.
I laboratori, ciascuno rappresentativo di tutte le diocesi coinvolte, sono stati guidati dai presidenti diocesani, che hanno poi restituito in plenaria il lavoro svolto. La metodologia, comune a tutti i gruppi, ha previsto l’ascolto di una storia di vita concreta, la riflessione guidata da alcune domande e, infine, l’individuazione di una proposta o prassi concreta. Le storie prese in esame hanno dato volto e voce a situazioni reali: una giovane famiglia con bambini piccoli che si allontana dall’associazione non per scelta, ma perché la vita cambia; un giovane educatore ACR, in difficoltà a restare in associazione avendo genitori non praticanti; un adulto di AC che fatica a proseguire il proprio cammino associativo a causa della malattia della moglie.
Chiamati a rileggere prassi, stili e scelte associative con uno sguardo familiare
A partire da queste vicende, i partecipanti sono stati chiamati a rileggere prassi, stili e scelte associative con uno sguardo familiare, immaginando cambiamenti possibili, concreti e sostenibili. L’obiettivo non era elaborare teorie, ma individuare una scelta precisa per rendere l’Azione Cattolica più abitabile: per le giovani famiglie, per chi vive la fede in modo fragile o non la sperimenta in casa, per i soci provati dal dolore e dai carichi familiari. Un lavoro che ha intrecciato ascolto, discernimento e responsabilità, nella convinzione che la famiglia non sia un tema tra gli altri, ma il luogo in cui la fede prende forma nella vita di ogni giorno.
Il lavoro dei laboratori è stato quindi restituito in plenaria in modo essenziale, un momento di che ha permesso di raccogliere le intuizioni maturate nel confronto e di rilanciare alcune piste concrete per il cammino associativo.
A concludere l’incontro è stato il delegato regionale, Piergiorgio, che ha offerto una breve sintesi dei lavori e ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti per l’impegno e lo spirito di condivisione, prima dei saluti finali.





















