Quaresima: tornare all’essenziale per costruire frammenti di pace

«Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai»

di Piergiorgio Mazzotta*

Una formula, quella pronunciata dal sacerdote il Mercoledì delle Ceneri che non definisce un semplice rito, in apparenza, forse, di umiliazione, ma celebra, invece, quella che è una profonda e catartica liberazione. Perché sono parole forti che smascherano l’illusione più grande del nostro tempo: quella dell’autosufficienza, dell’essere padroni della vita e di pensare di poter controllare tutto, perfino il senso stesso della nostra esistenza.

Liberi dalla schiavitù dell’apparenza

Il ricordare, cioè il riportare al cuore, che siamo polvere ci libera dalla schiavitù dell’apparenza, dalla paura di dover bastare a noi stessi e ci spinge a riconoscere che siamo limitati e fragili. E proprio questa consapevolezza non è una sconfitta, anzi, è il presupposto per poter vivere una relazione autentica con Dio e con gli altri, fondata sul sentirsi amati, sostenuti e, prima ancora, chiamati alla vita.

Una chiamata che è “ri-chiamata” dalla polvere cosparsa sul capo, segno della nostra finitudine, sì, ma anche della nostra origine: siamo terra plasmata dall’amore di Dio.

Perciò, questi quaranta giorni sono un tempo favorevole per rimettere ordine nella propria vita e tornare all’essenziale, sono “un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore – ha affermato papa Leone nel suo primo Messaggio per la Quaresima 2026 – e rinnovare la decisione di seguire Cristo”, per lasciarsi convertire da Lui.

Convertiti non solo come individui, ma anche come membri battezzati di una comunità

Lasciarsi convertire non solo come individui, ma anche come membri battezzati di una comunità ecclesiale e sociale. Una dimensione in cui si comprende ancora più chiaramente la responsabilità, o meglio, la corresponsabilità particolare del socio di Azione Cattolica Italiana. L’appartenenza associativa è uno stile, un modo concreto, di vivere la vocazione laicale dentro la Chiesa e nella società. Significa imparare a custodire le relazioni. Significa passare dall’opinione superficiale all’impegno consapevole formato e in-formato. Significa riscoprire ogni santo giorno che la fede ci immerge nella storia con maggiore lucidità e speranza, non ci sottrae da essa con astensionismo e apatia. In un tempo in cui sono sempre più prevalenti divisione e tensioni laceranti di ogni tipo, il laico cristiano e socio di Ac è chiamato a essere presenza stabile, collante e faro di luce capace di generare speranza.

Viviamola bene, dunque, questa Quaresima che non ci chiede di diventare perfetti, ma veri. Veri davanti a Dio, veri davanti agli altri, veri dentro le contraddizioni del nostro tempo. Solo così, riconoscendoci polvere amata e rivestiti della forza che viene dall’Alto, potremo percorrere questo “tornante della storia” – avrebbe detto Giorgio La Pira – non come spettatori disorientati, sballottolati da una parte e dall’altra, ma come uomini e donne capaci di costruire, con umiltà e perseveranza, frammenti di pace.

E allora, buon cammino quaresimale!

*delegato regionale AC Puglia

AZIONE CATTOLICA
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